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Pulley-rig

Tecniche di pesca - Il surfcasting

Con questo articolo voglio uscire dalle comuni montature utilizzate a surfcasting nella nostra Italia e voglio sottoporre alla vostra attenzione una montatura molto particolare, che ho visto utilizzare per lo più dai surfcasters inglesi (vado spesso nella zona di Brighton), che sembrano amarla particolarmente e con la quale sono in grado di catturare dalle spigole, razze, gronghi, merluzzi, insomma, un po di tutto. Il concetto base molto importante è che una volta che il pesce si dirige sull'esca, la azzanna e rimane allamato, tira il finale nella sua fuga iniziale (da qui il nome di pulley ovvero puleggia o carrucola) facendo alzare il piombo dal fondo. La funzione della carrucola è svolta da una robusta girella. Questa particolare montatura è indicata anche per pescare su fondali ciotolosi, ma con particolari accorgimenti si può utilizzare anche su fondali rocciosi. Il vantaggio è che il piombo viene disincagliato dall'azione del pesce. Ma vediamo come si relaizza il pulley-rig.

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Come si può notare dallo schema qui sopra riportato, è fondamentale che tra la girella collegata allo schock leader e quella a cui collegheremo il nostro finale, ci sia almeno un 5 cm di distanza quando andiamo ad agganciare l'amo nel nostro rig clip per piombo dotato di bait clip. Questi 5 cm sono neessari poichè in fase di lancio in tal modo andiamo a sollecitare il tratto di lenza spesso 0,70. Se le due girelle fossero a contatto lanceremmo con un 0,40 o 0,30 perdendo quindi resistenza e robustezza.

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Short e short rovesciato

Tecniche di pesca - Il surfcasting

Analizziamo in questo articolo il calamento short e short rovesciato. Al contrario del Long arm che in inglese viene tradotto braccio lungo, lo short significa corto. Ciò sta a significare che il braccio non sarà più lungo ma corto: già, ma quanto corto? Lo short e lo short rovesciato sono calamenti utilizzabili in quasi tutte le mareggiate, questo fa pensare ad una lunghezza massima di 1,00 ml. Tale tipo di braccio risulta essere quasi immune da grovigli anche a mare molto formato.  

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Il long arm

Tecniche di pesca - Il surfcasting

Analizziamo il potenziale di uno dei calamenti più usati nella pesca da riva: il long arm. Letteralmente il termine deriva dalle parole inglesi long= lungo, arm=braccio: per cui "lungo braccio". In mezzo alla schiuma non lavora tanto bene per cui a surfcasting lo utilizzeremo prevalentemente quando il mare non è troppo agitato, per esempio nella fase di scaduta. Discorso diverso riguarda la pesca con il long arm in condizioni di mare prevalentemente calmo. Si parlerà di beach ledgering o PAF e questo calamento può risultare catturante soprattutto nei confronti degli esemplari di maggior peso, i "Big Fish". Lo schema che sono solito impostare per il long arm è il seguente:

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Vorrei porre la vostra attenzione sui diametri dei fili e sul materiale utilizzato: trave dello 0,60 in fluorcarbon vuol dire avere un trave molto rigido, resistente alle abrasioni, ed estremamente robusto agli sforzi di trazione. Su di una rivista di pesca leggevo che il fluorcarbon non è assolutamente da utilizzare poichè rispetto al normale monofilo è meno resistente per cui in fase di lancio si rischia di rompere il trave. Bene ma qui c'è un diametro dello 0,60 che tiene a 25,488 kg. (per la cronaca uso l'XPS Fluorocarbon Super Iso di Trabucco, lunghezza 20 ml.) ed in più è molto rigido e superesistente alle abrasioni: ogni pescatore è giusto che abbia le sue preferenze che derivano da anni di pratica e tentativi.....  

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Come e perchè incollare i bigattini

L'esigenza di incollare i bigattini nasce quando ci troviamo ad affrontare forti correnti e/o fondali abbastanza profondi. In questi casi se non adottassimo un espediente di tale tipo, i bigattini gettati con la fionda potrebbero finire lontano dal transito del nostro finale che striscia sul fondo. E' per tale ragione che quando siamo in tali situazioni, specialmente con mare un poco formato, conviene provare ad utilizzare colla e piccoli sassolini che si comprano appositamente nei negozi di pesca e che aiutano i bigattini a scendere esattamente dove abbiamo lanciato la palla che avremo preparato.

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Rupert Murray e la pesca in Adriatico

La pesca ieri e oggi - La pesca ieri e oggi

 Documentario di Rupert Murray sui pericoli provocati dalla pesca eccessiva

“......Arriva anche in Italia, nella collana Real Cinema edita da Feltrinelli (dvd+libro 64 pagine, € 14,90), con la collaborazione dell’associazione internazionale Slow Food, Al Capolinea - The End of the Line, il documentario realizzato nel 2009 dal regista inglese Rupert Murray. Il film, diventato un caso in Inghilterra, tratta del reale rischio d’estinzione di molte specie ittiche, a fronte di metodologie di pesca scriteriate e di un consumo che è diventato assolutamente insostenibile."Immaginate un mondo senza pesci". È questo il sottotitolo di The End of the Line, appunto il "capolinea", il punto di non ritorno, fissato per il 2048. Mancano meno di quarant'anni. È questa la data entro la quale, secondo alcuni scienziati, non ci saranno più pesci negli oceani se l'uomo continuerà a pescarli in modo sconsiderato. Il film di Rupert Murray, prodotto con il supporto del WWF, presentato in anteprima mondiale nel 2009 al Sundance Film Festival e in seguito al Festival del Cinema di Roma, racconta una di quelle scomode verità sull'ambiente che troppo spesso l'umanità sceglie di ignorare. Il documentario trae spunto dall’omonimo libro del giornalista inglese Charles Clover (uscito in Italia con il titolo di Allarme pesce) e illustra i devastanti effetti che la pesca intensiva provoca sull’ecosistema dei nostri mari. Il regista Rupert Murray, viaggiando tra Cina, Regno Unito, Gibilterra, Malta, Senegal e Giappone, svela le iniquità compiute ai danni della fauna marina. Le innovative tecniche di pesca comportano una minaccia per molte specie ed è stato calcolato che, andando avanti di questo passo, entro il 2050 non ci sarà più nulla da pescare. Una posizione apocalittica, è vero, ma a volte un pugno nello stomaco è l’unica maniera che si ha per provare a cambiare pratiche e abitudini distruttive. Al Capolinea - The End of the Line, non è contro la pesca o contro chi si nutre di specie ittiche, ma mette in risalto la necessità di una gestione sostenibile delle nostre risorse. Quali sono le tecniche di pesca oggi più utilizzate?

Chi consuma tutto questo pesce? Come viene impiegato? Molte majors della ristorazione, interrogate su questi temi, non hanno voluto dare risposte; ma l'indagine del film, approfondita e robusta, non lascia spazio a scappatoie. Il documentario punta il dito contro i responsabili di questa devastazione, non trascurando i celebrity chefs, e indica cosa possiamo fare per evitare il peggio. Non si tratta quindi solo di un film, ma di qualcosa di più: è una denuncia dei metodi neocolonialisti che i paesi occidentali utilizzano nei mari d’Africa, ad esempio; è una campagna per il consumo sostenibile del pesce; è un grido disperato affinché le aree marine protette abbiano la possibilità di riprendersi. Insomma, è un vero e proprio manifesto per una nuova etica della pesca. Il film racconta quanto sia importante operare in maniera congiunta nel settore della pesca e del consumo dei prodotti ittici. Il consumo sostenibile di pesce è il primo grande passo da fare per promuovere una sostenibilità nell’uso delle risorse ittiche non solo nei mari vicini al consumatore, ma anche per operare secondo un approccio globale, dato che globali sono ormai la circolazione e il mercato del pesce. Siamo noi a scegliere il destino dei nostri mari....”

La redazione - cinematografo.it

Prendo spunto da questo interessante articolo per raccontarvi ciò che succede davanti alle coste che io abitualmente frequento, poiché la previsione di un mare senza pesci a partire dal 2048 può sembrare una esagerazione ad alcuni, mentre per me è più che una realtà.

Vado a pesca non per catturare pesci per mangiare ma per stare a contatto con il mare e la natura, nutrendo profondo rispetto per esso, perchè penso che altri dopo di me verranno e tutti devono avere il diritto di provare ciò che provo io quando sono immerso nella natura. Dico questo perchè ora voglio raccontarvi ciò che accade regolarmente ogni anno nelle acque che io frequento....

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Le spiagge con barriere frangiflutti

Tecniche di pesca - Il surfcasting

Le spiagge caratterizzate dalla presenza di barriere frangiflutti parallele alla linea di battigia sono assai frequenti nel Medio e Alto Adriatico. Spesso sono sottovalutate da noi pescatori, invece possono essere un vero e proprio asso nella manica per tante uscite di pesca divertenti. Durante la stagione estiva, mi è capitato spesso di immergermi nei luoghi in cui d'inverno mi reco a pescare a surf durante le grosse mareggiate all'interno delle barriere frangiflutti. Devo dire che il fondale risulta per lo più sabbioso, alternato a delle zone fangose: in delle zone sono presenti macchie di zoroastre, piante marine simili a posidonie.

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Ogni tanto il fondale viene interrotto dalla presenza di formazioni rocciose, residuo di antiche scogliere artificiali non più esistenti che erano state realizzate più vicino alla battigia: a volte causano l'incaglio momentaneo del calamento nella fase di pesca. Basta tirare un poco perchè si disincagli il tutto dato che queste formazioni sono oramai di poco conto. D'estate ho visto tanti tipi di pesce transitare in queste zone, anche se l'acqua non è mai troppo alta, e solo in alcuni punti supera i due metri. Quasi ovunque la profondità di pesca si aggira tra un metro e un metro e mezzo alla distanza di 50 ml.

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Il braccio di acciaio armonico

Tecniche di pesca - La pesca delle mormore

Vorrei ora parlarvi di un'interessante montatura che viene utilizzata per la pesca a beachledgering o anche a fondo da scogliere artificiali ed è rivolta principalmente alla cattura di grufolatori marini e pesci piatti ma non è affatto disdegnata dalle spigole e le ombrine. Trattasi di un calamento altamente catturante anche sui nostri fondali e dico anche poiché naturalmente lo hanno inventato quei geniacci dei giapponesi: loro lo chiamano “coda di drago”  e lo utilizzano prevalentemente dalla barca come ci mostra il filmato mostrato qui sotto. In realtà quella che vi propongo ne è un'interessante variante.

 

In realtà si può adattare benissimo il concetto anche ad una pesca di distanza dalla riva, a patto che il mare risulti calmo. Ripeto, ciò che sto per mostrarvi è una vera e propria chicca che se il pesce è presente, consente di effettuare catture multiple dato che si tratta di un finale a tre ami. Alla base di tutto c'è un braccio in acciaio armonico che dovremo costruire con esattamente le misure che ho riportato in figura. Per procurarsi l'acciaio armonico basta recarsi da un negoziante di pesca che tratta i finali destinati alla pesca di tonni o squali. Il mio negoziante aveva un finale di tale tipo rimastogli da tanto tempo e me lo ha dato gratis.....Il libbraggio non ve lo saprei dire, comunque deve avere il diametro di un fil di ferro. non si fa altro che piegare il filo di acciaio con un paio di pinze, in modo da realizzare le misure mostrate in figura,dopodichè si avrà premura di realizzare anche occhielli ripiegando su se stesso il filo di acciaio, i quali sono fondamentali perchè serviranno per collegare la girella alla fine dello shock leader, il gancio di collegamento al piombo, ed infine il moschettone che collega il finale a tre ami.

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Calamenti dimenticati nella pesca del branzino

Tecniche di pesca - La spigola e il gamberetto vivo

Voglio in questo articolo parlarvi di due montature particolari che hanno reso famoso lo spigolaro per eccellenza della mia zona. Oggi questa persona non pesca più ma ha lasciato un bagaglio importante che oggi appartiene a quelle fortunate persone che lo hanno conosciuto. Egli pescava con un finale a due ami innescati con altrettanti gamberetti, uno di dimensioni più piccole e l'altro di dimensioni maggiori. Sostanzialmente la montatura differisce da quella mostratavi negli articoli dedicati alla montatura e l'azione di pesca alla spigola solo per il tipo di finale utilizzato. Prendete del filo in fluorcarbon dello 0,22 e legate un amo del n°4 ad una estremità. Dopodichè srotolate dalla bobina il filo per una lunghezza di 2,50 ml.Tagliate il filo ed ora legate un altro amo del n°6. Dovreste avere due ami legati alle due estremità separati da 2,40 ml di filo. Ora dovete fare un'asola in modo che un finale sia lungo 1,80 ml e l'altro 0,60 ml. Agganciate al moschettone detto finale, fate l'acqua con un sondino, e innescate il gamberetto più grosso nell'amo più basso (N°4) e quello più piccolo nell'amo più alto(N°6).

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Mazzancolle al lardo di colonnata

Le ricette - Mazzancolle al lardo di colonnata

La ricetta che segue è tanto semplice e veloce da realizzare: si prendono 500 gr. di mazzancolle di pezzatura media, le si lavano per bene e le si asciugano con uno scottex. Si prende il lardo di colonnata tagliato sottile e a fette e si fanno con le forbici tante striscie larghe 1,5/2 cm sufficienti ad avvolgere tutte le nostre mazzancolle. Quindi si passa a sbucciare i nostri gamberi: bisogna avere cura di far rimanere integra la testa della mazzancolla mentre va eliminata la corazza che riveste il corpo, nella sua totalità.

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Tutto ciò che del branzino non si dice

Tecniche di pesca - La spigola e il gamberetto vivo

In questo articolo voglio parlarvi degli aspetti più nascosti della pesca alla spigola con il gamberetto vivo. Ci sono cose che gli spigolari non dicono poiché sono deduzioni che appartengono alla loro personale esperienza, a volte fatta di lunghe attese invane sopra le scogliere. Come ho avuto modo di constatare personalmente, anche andando a pescare con tutte le condizioni meteo-marine-lunari a favore, non sempre si ha la fortuna di incontrare la spigola disposta ad attaccare la nostra esca. I periodi immediatamente precedenti alla deposizione delle uova, vedono il branzino con una grande riserva di energia, soprattutto negli esemplari che vanno dai 2,00 Kg in su. Quasi tutte le spigole di taglia che ho allamato hanno avuto il medesimo comportamento, ovvero dopo essere state allamate, si sono dirette verso la scogliera che mi ospitava.

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(Questo bellisimo dipinto lo potete trovare a questo link: http://story2paint.blogspot.com/2010/04/sea-bass-in-watercolour.html)

Immaginate di avere il galleggiante ad un 15/20 ml dalla scogliera in cui state pescando. Ad un certo punto questo si inabissa brutalmente. Se siete concentrati su di esso potete avere il tempo, una volta contato fino a 5 o 6 di raccogliere il filo in bando e ferrare con decisione. Sentite forte tensione e la canna è curvata al massimo per lo sforzo. La frizione precedentemente regolata con sapienza concede il giusto al pesce. Esso deve sentire la potenza della canna e la forza del pescatore. Mai concedere troppo filo....costerebbe caro.

La spigola prende la sua strategia di difesa, ovvero punta decisa verso gli scogli su cui voi siete. La maggior parte delle volte lo fa non ortogonalmente alla scogliera ma in diagonale....Che fare? Forzate a più non posso il possente avversario, ed allora accadono generalmente due cose: o il finale si rompe per lo sforzo, oppure una volta vicino a i massi il finale viene reciso o si deteriora a tal punto che la rottura risulta inevitabile. Di sicuro una spigola che si comporta così conosce bene il luogo di caccia. Potrebbe avere le tane sotto quei massi che ci ospitano.

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Il surfcasting secondo Roberto Ripamonti

Tecniche di pesca - Il surfcasting

 

 

In questo video Roberto Ripamonti  parla di surfcasting. Penso di fare cosa gradita inserisco anche il  link del suo sito ufficiale. Troverete tantissime informazioni che riguardano colui che viene considerato uno dei migliori pescatori italiani. http://www.robertoripamonti.it/

 

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