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Il Surfcasting

Tecniche di pesca - Il surfcasting

Che cos' è il surfcasting? Letteralmente significa lanciare la lenza oltre l'onda. Già il termine contiene una parola molto indicativa:onda. La tecnica di pesca a surfcasting prevede quindi un mare mosso o in scaduta, e questo è senza dubbio un elemento che la contraddistingue ad esempio dalla pesca a fondo o dal beach ledgering.

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Il vento inizia ad alzarsi, e il mare da increspato comincia a gonfiarsi. L'acqua piano piano comincia ad intorbidirsi, e le correnti marine iniziano a tessere il loro gioco, sopra il pelo dell'acqua i banchi di spuma galleggiano in superficie....

Da bambino rimanevo li, appollaiato in riva al mare a guardare quelle onde infrangersi contro le scogliere, e fantasticavo su che pesci potessero vivere all'interno di quello che a me sembrava un vero e proprio marasma. Mi chiedevo ingenuamente: “Come faranno i pesci a resistere alla forza delle onde marine?”.

Sono nato a Rimini ma risiedo a Cattolica. Tutta la mia infanzia l'ho praticamente passata all'ombra del Colle San Bartolo, a Gabicce. Qua ci sono le scogliere che sono parallele alla costa. La mia avventura nel surfcasting è cominciata da piccolo. Ricordo che i vecchi del luogo mi raccontavano storie di pesci enormi che avevano le tane ai piedi del Monte San Bartolo. Quando c'era mare mosso si muovevano le anguille. C'era un'ultima scogliera, che ora non esiste più, che era famosa per questo. A mia nonna piacevano tanto le anguille e io mi sentivo orgoglioso quando potevo portargliene qualcuna. Avevo 10 anni allora e mi ricordo che appena sentivo il sibilo del vento pensavo con la mia immaginazione a quel mare e fantasticavo....La mia nonnina aveva un bel giardino che ospitava un noce enorme, e protetti dalle sue radici c'erano grossi lombrichi di terra che io cercavo avidamente. Una volta prese un po di queste esche, imbracciavo una canna che faticavo anche a tenere in mano quanto era pesante, qualche piombo di 100 gr., qualche amo uno straccio e partivo con la mia biciclettina verso questo luogo che a me pareva magico......lanciavo e stavo li immaginando il pesce sotto il pelo di un'acqua color caffè latte tendente al verde: ricordo tutto, il profumo di salsedine, il profumo intenso delle alghe inspiaggiate, il forte vento che mi batteva in faccia. Ci passavo le intere mattinate e molte volte non prendevo nulla.....

Sono ricordi che affiorano alla mia memoria lentamente ma in manierà così forte che sento quasi il profumo della salsedine e delle alghe sul bagnasciuga. Oggi la zona che frequento per pescare a surfcasting non offre tantissime possibilità di riuscita.....Le speci che si possono catturare con tali condizioni meteomarine sono essenzialmente due: la spigola e l'anguilla. Quest'ultima si cattura più facilmente nei mesi compresi tra Marzo e Ottobre, mentre per le spigole di taglia i mesi migliori vanno da fine Ottobre ad Aprile. A causa della conformazione della costa, quando esplode una mareggiata, i posti buoni sono insenature o lo specchio d'acqua delimitato dalla battigia alle scogliere.

Mi sono recato tantissime volte a pescare in queste zone (all'interno delle scogliere)e devo dire che in due anni di pratica non ho mai ottenuto risultati eclatanti. Sono riuscito a catturare anguille, gronghi, e mi sono imbattuto in serate con bastonate sulle canne enormi, ma la regina con la R maiuscola non è mai uscita......Il surfcasting in Adriatico, e più precisamente nelle mie zone, prevede per cui la localizzazione dell'impianto di pesca in tre differenti zone: le spiagge a bassa energia, le spiagge con barriere frangiflutti, le baie o insenature e le foci dei fiumi.

 

IL SURFCASTING NELLE SPIAGGIE A BASSA ENERGIA

Prima di parlare di azione di pesca e di esche, risulta fondamentale parlare del luogo di pesca e dei processi che si generano durante lo svolgersi di una mareggiata. La linea di costa è un'interfaccia tra aria, terra e mare. Essa viene costantemente modificata da questi fattori, fra i quali predominano le maree e l'azione delle onde marine. Oggi purtroppo è diventato sempre più importante anche l'intervento dell'uomo che con le sue decisioni modifica la linea della costa a suo piacimento, non preoccupandosi minimamente degli equilibri ambientali che il mare a creato in certe zone da anni. L'ambiente marino costiero per cui risulta modificato dal moto ondoso e le correnti ingenerate da esso, da correnti tidali create per cui dalle maree, e dalle correnti fluviali se siamo in presnza di corsi d'acqua che sfociano in mare. Senza dubbio esaminare l'azione delle onde ci può aiutare a capire quali zone possono essere più fruttuose di altre per installare il nostro impianto di pesca.

Le onde si formano poiché il vento genera tensioni tangenziali sulla superficie del mare che, insieme alle variazioni dovute alla turbolenza dell'aria, formano le increspature. Queste innescano un processo di retroazione (feedback) con la crescita dell'onda.

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Come da schema, la profondità alla quale non si risente degli effetti delle onde, deve essere superiore alla metà della lunghezza d'onda che nella figura è indicata con il termine inglese wavelenght. Infatti come si vede, le particelle in movimento di acqua (water particle motion), man mano che la profondità aumenta, sono rappresentate via via con cerchi (che descrivono la traiettoria delle particelle d'acqua) più piccoli. L'altezza di un'onda viene misurata fra la cresta e il suo ventre(Trough), e in base a questa si può dare una stima delle forza del mare come mostra il prospetto sotto riportato.

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Anche in base alla velocità delle onde abbiamo un prospetto che ci descrive anche l'aspetto che l'ambiente marino può assumere. La velocità di un'onda viene misurata in base alla distanza che la cresta percorre per unità di tempo ( metri/secondo o km/ora). La mareggiata sostanzialmente presenta tre fasi, riconoscibili dalle condizioni meteomarine:

  • fase montante: E’ l’inizio della mareggiata: il vento soffia forte e deciso, il mare inizia a “gonfiarsi” e le onde, crescono di grandezza, numero e intensità molto rapidamente, spesso nell’arco di poche ore, e uditivamente e visivamente abbiamo la netta percezione del crescere del vento e del moto ondoso, osservando il rapido allontanarsi dell’ultimo frangente. Vi è un eccesso di corrente primaria, ossia quella superficiale che segue la direzione del vento e dal mare viene verso riva; questa fase è annunciata dall’arrivo della bassa pressione.

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  • la fase costante:E’ la fase in cui il mare, ormai formato, ostenta tutta la sua potenza con le onde che raggiungono la massima altezza e il vento che soffia con forza costante, come la pressione stessa che ha ormai raggiunto il minimo e rimane costante per tutta la durata di questa fase.

  • la scaduta: E’ la fase in cui il vento diminuisce rapidamente, arrivando a cessare o a soffiare da direzioni opposte. La corrente secondaria aumenta d’intensità sino a superare la primaria, e ora svolge appieno il suo lavoro: scava il fondo trasportando con se quell’insieme di microorganismi e detriti che precedentemente erano stati mossi e sballottati dalla forza delle due precedenti fasi, sino al punto che chiamiamo “ultimo frangente”, dove il tutto si deposita e il fondo è più morbido, “aperto”, a causa dell’incontro tra le due correnti. 

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Le prede che si possono insidiare a mare mosso nel medio Adriatico sono essenzialmente spigole, anguille, gronghi, mormore. Spesso l'attività della spigola risulta predatoria proprio in concomitanza del crollo barico, vale a dire nella fase costante e montante della mareggiata. L'anguilla si muove nella fase costante, mentre con la scaduta sono catturabili gronghi e anche mormore, queste ultime se la stagione è primaverile/estiva/autunnale. In una intervista molto interessante rilasciata da Sandro Meloni alla redazione di Surfcasting in Alto Adriatico, il Padre del Surfcasting da interessantissime indicazioni su come affrontare una spiaggia a bassa energia. Per non snaturare il suo pensiero e rischiare di essere fraintesi, si riportano le parti ritenute più interessanti per noi che peschiamo in questi luoghi, con l'augurio che ciascuno di voi visiti il sito, peraltro molto ben fatto del Surfcasting in Alto Adriatico, e quello di Sandro Meloni, e magari si legga tutta questa intervista ad un uomo che non ho mai avuto il piacere di conoscere ma sicuramente ritengo persona dalla straordinaria esperienza:

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  • Alto Adriatico, spiagge basse e sabbiose, quindi a bassa energia. Sandro come si affronta generalmente una grande spiaggia bassa e sabbiosa?

 Occorre anzitutto riconoscere il ‘blocco’ di energia, laddove presente. Questo aspetto fa si che nel suo avanzamento, l’onda (a causa del basso fondale) dissipi bruscamente la sua energia, rendendo così vano (sotto l’aspetto dello scavo) il suo percorso da quel punto alla riva. In quei teatri, è importantissimo che il surfcastman, abbia maturato perfettamente la sua preparazione sui ‘canaloni paralleli’, cioè individuando perfettamente la frangenza che – per il suo corretto respiro – sia in grado di produrre le correnti primaria e secondaria.

Nelle coste basse infatti, è da un lato difficile affrontare la riga di frangenza più esterna, dall’altro, potrebbe risultare inutile, in quanto ad esempio, la corrente troppo forte, non è adatta alla formazione della secondaria; occorre individuare una frangenza più vicina, dove magari la ridotta forza della corrente primaria, fa si che si instauri il giusto equilibrio per il deposito del pabulum e quindi, un buon percorso di pascolo da parte delle prede. In linea di massima, occorre mettere in pratica questa soluzione, quando la nostra postazione produce una risacca bassa e lenta, chiaro segno di un blocco esterno di energia.

Oltre questo aspetto fondamentale, occorre identificare lo "sfiato d’uscita" o canalone verticale, settore veramente chiave nelle spiagge basse. Il corridoio lo si riconosce per lo strano ed inspiegabile fenomeno di interruzione della frangenza esterna, oltre ad una inconsueta e più sostenuta energia di risacca sulla linea della battigia. Una vera autostrada di circa 40 metri che, dalla riva, si dirige (talvolta con andamento obliquo) verso il largo; qui i punti migliori dove depositare le esche, possono essere sotto riva ma anche sulla lunga distanza, nei bordi della quiete d’onda.

  • Esistono pareri molto discordanti, probabilmente derivati da esperienze diverse. La secca più esterna è una zona da prendere in considerazione nel surf? E' sempre improduttiva o in qualche caso paga?

Intendiamoci; se per ‘secca’ si intende ‘banco’ (ed è tale per la più robusta consistenza dei sedimenti che lo formano), si fa giusto qualche lancio, talvolta è in agguato qualche preda stanziale, ma non conviene insistere più di tanto.

Se invece, per ‘secca’ si intende una barra di frangenza, il discorso è diverso e si riallaccia a quanto detto in esordio: dipende dall’equilibrio della sua energia, se si tratta di sola primaria, non serve; se le possiede entrambe, va bene.

  • In alto Adriatico la specie che manca, una delle protagoniste del surf, è il sarago e quindi il surf quassù si identifica come una pesca alla spigola, ai pesci piatti e alle anguille. Per insidiare questi pesci, data la conformazione delle nostre spiagge, come valuti l' idea di un surf itinerante?

Raramente tutte le coste sono uguali; la distanza della riva da cigliate e secche, fa si che siano più presenti alcune specie piuttosto che altre; in questo caso è chiaro che in alto adriatico gli habitat degli sparidi sono più asimmetrici e/o distanti rispetto ad altri spot; desidero però rimarcare, che si tratta di una costa difficile da interpretare e molti aspetti, debbono essere ancora svelati.

Circa la tattica fissa o del wandersurf, occorre dire che contrariamente a quel che si crede, la seconda è quella che richiede meno tecnica (e più impegno fisico), in quanto risalendo la corrente, si hanno più probabilità di intercettare un pascolo, ma per parafrasare con il calcio: è meglio far correre la ‘palla’ che non i giocatori… Se si hanno le idee chiare, le prede passeranno sul settore che abbiamo individuato, al limite si rende necessario solo qualche piccolo (e preventivato) aggiustamento orizzontale della batteria.

  • Sandro sulle spiagge basse come si affronta una levata? Spesso le spigole sono in caccia proprio in concomitanza con il crollo barico, da quando il mare è ancora calmo fino a quando inizia a montare con decisione.

E' risaputo che le spigole si avvicinano alla battigia in questa condizione, ma i risultati qui da noi si fanno attendere. Siamo sempre lì; cosa si intende per battigia? È quella che abbiamo sotto i piedi, oppure, una delle due barre che stanno in mare? Le spigole si dirigono sulle prede in difficoltà, oppure, sull’azione di schiacciamento del fondo da parte della pressione barica; se quest’ultimo è sterile… oppure non sappiamo dov’è sterile e dove invece è fertile, chiaramente non avremo alcuna risposta.

  • Data anche la latitudine le temperature dell'acqua tendono ad abbassarsi notevolmente. Le catture, con il mare in scaduta, sono avvenute nelle ore notturne. Qualcuno sostiene che però l' orario migliore, date le caratteristiche climatiche, qui siano le ore centrali della giornata. Cosa ne pensi?

Dico che la temperatura dell’acqua, direttamente proporzionale alla diffusione della traccia oleosa, andrebbe misurata sui corridoi di frangenza, dove appunto si sviluppa un’ossigenazione maggiore che certo, fa risalire il gradiente termico. E’ nelle ore notturne, d’altronde, che il calore accumulato di giorno è maggiore… Nelle battute diurne subentrano troppe variabili, è una possibilità, magari da non trascurare, non la norma.

  • Le esche che hanno prodotto più risultati sono la seppia, la fasolare, il filetto di muggine, il bibi e il cannolicchio. La sarda ha prodotto molte meno abboccate. Secondo te c'è una spiegazione a questo fenomeno?

L’abbiamo appena detto… Una temperatura dell’acqua di norma più bassa che non al sud, riduce notevolmente il potere di richiamo di un’esca molto oleosa, come la sarda appunto, prediligendo ad esempio, la luciferina prodotta dai cefalopodi o la visibilità delle esche naturali. Però non boccerei le qualità della sardina, casomai ne farei un uso più intenso ad inizio stagione, magari in superiori dimensioni sull’amo.

  • Una spiaggia bassa in genere, è affrontabile nella fase centrale di una mareggiata? Se si, di che cosa bisogna tener conto e quali criteri bisogna seguire?

Oltre ai soliti accorgimenti meteorologici e lunari, occorre capire "dove va il mare", al più presto, addirittura mentre si sceglie la postazione per la battuta. Quasi mai uno spot che - per la formazione del moto ondoso - è "buono" sin dalle prime ore, conserva le sue qualità con l’evolversi delle ore. E’ necessario abbracciare qualche compromesso; magari facendo in modo che (in relazione all’andamento della mareggiata) il nostro settore entri in pesca almeno qualche ora dopo il tramonto. E’ il caso di una mareggiata troppo forte, ma con il moto ondoso in diminuzione… Meglio un settore eccessivamente impegnativo per le ore di luce, che non viceversa perfetto sin già da subito.

  • L' alto Adriatico, in Friuli Venezia Giulia, presenta alcune piccole spiagge ciottolose, ma che spesso sono più piccole di 300/400 m e che non assumono la classica forma a U o a C delle pochet beach. Secondo te possono rappresentare un’alternativa alle grandi spiagge sabbiose o date le dimensioni non si formano le condizioni base per il surf casting?

Se una spiaggia, anche piccola e non troppo insenata, possiede lo stesso andamento del fondale di una costa sabbiosa più ampia, può tranquillamente essere equiparata a quest’ultima. Diverso però il caso di una diversa inclinazione rispetto alla costa adiacente (che inevitabilmente produce anche una diversità di grana e di fondale) in quanto ogni ‘grana’ ha necessità di una mareggiata diversa, appunto per forza ed inclinazione. “

Io non aggiungerei altro, invitando i lettori a leggere l'intervista integrale e visitare il sito di Sandro Meloni. Ecco i links:

http://www.sandromeloni.it/