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Le spiagge con barriere frangiflutti

Tecniche di pesca - Il surfcasting

Le spiagge caratterizzate dalla presenza di barriere frangiflutti parallele alla linea di battigia sono assai frequenti nel Medio e Alto Adriatico. Spesso sono sottovalutate da noi pescatori, invece possono essere un vero e proprio asso nella manica per tante uscite di pesca divertenti. Durante la stagione estiva, mi è capitato spesso di immergermi nei luoghi in cui d'inverno mi reco a pescare a surf durante le grosse mareggiate all'interno delle barriere frangiflutti. Devo dire che il fondale risulta per lo più sabbioso, alternato a delle zone fangose: in delle zone sono presenti macchie di zoroastre, piante marine simili a posidonie.

popolodelmare-mareggiata da altra visuale.jpg - 309.02 Kb

Ogni tanto il fondale viene interrotto dalla presenza di formazioni rocciose, residuo di antiche scogliere artificiali non più esistenti che erano state realizzate più vicino alla battigia: a volte causano l'incaglio momentaneo del calamento nella fase di pesca. Basta tirare un poco perchè si disincagli il tutto dato che queste formazioni sono oramai di poco conto. D'estate ho visto tanti tipi di pesce transitare in queste zone, anche se l'acqua non è mai troppo alta, e solo in alcuni punti supera i due metri. Quasi ovunque la profondità di pesca si aggira tra un metro e un metro e mezzo alla distanza di 50 ml.

popolodelmare-la pianta delle scogliere e pascolo pesci.jpg - 339.73 Kb

Se vedeste pescare in condisurf un pescatore in poche decine di centrimetri di acqua direste fra voi:"Ma quello cosa spera di pescare li? C'è troppo poca acqua".......Sbagliatoooo!!!! Cercate di scoprire direttamente da voi perchè......I punti più profondi sono sicuramente le imboccature tra le scogliere. La mappatura dei depositi di sostanze nutritive sono indicate dagli schemi sopra riportati, frutto di immersioni estive in quei luoghi frequentati da me durante le mareggiate invernali.

 

popolodelmare-effetti di una mareggiata sulle dighe .jpg - 238.85 Kb

In base alle condizioni marine e ai diversi periodi dell'anno in cui immergeremo le nostre esche avremo la possibilità di catturare specie diverse di pesci. Nel periodo autunnale e primaverile, con mareggiata appena iniziata la specie che emerge su tutte le altre è senza ombra di dubbio la spigola di taglia.

Sempre nello stesso periodo ma con forte scaduta potremo insidiare i grossi gronghi che hanno le loro tane alla base delle scogliere frangiflutto, e che sono anche le ultime speci a muoversi per nutrirsi dopo una violenta mareggiata: l'innesco principe risulta essere il salsicciotto di sarda legata all'amo con del filo elastico. Durante la stagione estiva, nelle ore notturne si possono insidiare le mormore e le orate, a mare prevalentemente calmo, per cui non si parlerà più di surfcasting ma di PAF ovvero pesca a fondo, ma questo argomento lo tratteremo in un'altro articolo. C'è da sottolineare come, in base alle possibili prede e al tipo di moto ondoso, utilizzeremo un calamento piuttosto che un altro. I calamenti della pesca a surfcasting sono di base 4: long arm, short, short rovescio, paternoster. Senza tener conto dello stato del vento, si può suddividere tali calamenti in base alla mareggiata che dobbiamo affrontare:

 

 

Come si vede tali calamenti sono in grado di affrontare le più differenti condizioni meteomarine. Sia che si tratti di spiaggia senza scogliere sia che si tratti di spiaggia con scogliere i calamenti sono sempre questi. Ci possono essere interessanti varianti più o meno catturanti ma di base si parte da questi quattro calamenti. In queste tecniche di surfcasting riveste fondamentale importanza la qualità degli inneschi che devono resistere ad un moto ondoso a volte anche molto accentuato. Di conseguenza le esche devono essere di fibra robusta e resistente: come vermi marini i più indicati sono l'americano e il muriddu, magari combinati con qualche altra esca quale il fasolaro o la striscia di calamaro o seppia. Il coreano lo lascierei da parte a meno che non si voglia tentare con il “mostro a tre teste”: si prende un coreano di generose proporzioni e lo si calza sull'amo con l'aiuto dell'ago da innesco, fino a farlo risalire sul filo del terminale con la coda che ricopre interamente l'amo utilizzato. Dopodichè si prendono altri due coreani di generose dimensioni e li si uniscono al precedente con l'ausilio del filo elastico, in modo da dare consistenza al boccone. Un'innesco senza dubbio più resistente riguarda il cannolicchio: si prendono due cannolicchi e uno dei quali lo si infila sull'amo e quindi sul finale in modo che il boccone scorra. Si prende il secondo cannolicchio e lo si fa salire sull'amo in modo da coprire quest'ultimo e farlo salire sul finale. Con il filo elastico si compatta il tutto e si ottiene un boccone non indifferente per proporzioni e potere attirante. Alcuni surfisti calzano addirittura 3 o 4 cannelli prima di compattare il tutto con il filo elastico.

Anche gli inneschi combinati verme e frutti di mare o verme e cefalopodi possono regalarci grosse soddisfazioni soprattutto con grossi esemplari di spigole che sembrano appetirli particolarmente. Un'esca sottovalutata molto è la cozza che a mio avviso, se usata con la dovuta cautela, risulta essere un'arma micidiale a nostro favore. Ne vanno innescati dalle 5 alle 6 di dimensioni importanti compattando il tutto con del filo elastico. Tenete presente anche le esche che riuscite a trovare sul luogo di pesca, magari sul bagnasciuga del luogo dove pescate. Questa mossa potrebbe essere vincente come la mia esperienza personale ha mostrato. Cercate di porre particolare cura nel confezionamento dell'innesco poiché questa è una fase cruciale dell'azione che poi andremo a fare. Risulta estremamente importante quando si è sul luogo di pesca osservare bene la battigia alla ricerca di esche autoctone che con la mareggiata sono state portate a riva: si possono trovare cozze, vongole, bibi, o qualsiasi altra cosa. Non fatevi scrupoli, raccoglieteli e confezionate un innesco anche con tali esche. Chi ha esperienza e va a pescare al surfcasting da tanto tempo vi racconterà sicuramente delle forti emozioni provate dopo aver allamato un pesce che di abboccare alle esche comperate in negozio non ne voleva sapere, ma che ha ceduto alle esche raccolte magari qualche minuto prima sulla riva del mare in tempesta.....Di solito la distanza alla quale esercitare la nostra azione di pesca non riveste fondamentale importanza: non dobbiamo calarci nell'ordine di idee di andare a fare una gara di lancio, poichè non essendo agonisti ma amatori a noi interessa più la "cattura della vita", magari da raccontare alle persone a noi care di fronte ad un buon bicchiere di vino seduti ad un circolo marinai..... E' sicuramente più importante cercare quei punti dove potrebbe esserci il pesce: la mappa mostrata sopra può essere un importante riferimento anche se non rappresenta certo la scienza esatta, poichè la pesca non può esserlo di certo. Bisogna solo provare e riprovare delle intuizioni che possiamo avere. Ad esempio la spigola secondo il mio parere non ama consumare energie inutilmente essendo un predatore marino, per cui tende a risparmiare le sue energie prediligendo quelle zone di mare in cui la corrente non è mai troppo forte durante la mareggiata. E' utile in tal senso recarsi a pesca con tre canne possibilmente calate in quei punti che riteniamo migliori, in genere sulla breve, media e lunga distanza. Nei prossimi articoli dedicati al surf analizzeremo le spiagge senza barriere frangiflutti e poi in dettaglio i quattro calamenti della pesca al surfcasting.