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La pesca del cefalo con i bigattini

Tecniche di pesca - La pesca in mare con il bigattino

In questo articolo voglio parlarvi della pesca al cefalo, che può essere praticata dalle scogliere artificiali oppure da una banchina portuale: un sistema che per lo più consiglio di usare nei mesi che vanno dai primi di Luglio fino alla fine di Ottobre. Naturalmente mi soffermerò su di un approccio a tale pesca non del tutto purista: pescare il cefalo con il bigattino.

Di solito quando ci si reca a pescare il muggine, le variabili da considerare per effettuare buone catture in divertimento sono tante. Prima di tutto si deve dare un'occhiata al modo di pescare che è utilizzato dai pescatori della zona, e prestare attenzione al tipo di esca utilizzato e al tipo di pastura che i pescatori locali sono soliti gettare in acqua per richiamare i cefali. E' importante prestare attenzione a questi dettagli poiché di solito il muggine è molto abitudinario nel selezionare le esche che gli si presentano :mi è capitato per esempio di innescare pezzi di sardina in dei luoghi dove i locali lo pescavano con il pane. In tale situazione si riduce notevolmente il numero di abboccate. Di solito il muggine è chiamato anche lo spazzino del mare, per cui ciò ci fa capire che è una specie molto suscettibile ad essere attirata con della pastura. Le esche principe sono il pane, pezzi di sardina, pezzi di sauro, gamberetto decongelato, pezzetti di petto di pollo, tremolina di fango, ecc....Osservare i pescatori locali con i propri occhi può aiutare a capire quale sia l'esca migliore se non si ha una precisa idea di come può essere la conformazione del fondale. Nella mia zona usiamo molto poco il pane che invece nel resto d'Italia è considerata un'arma vincente: una volta i puristi dei cefali della mia zona cercavano di insidiare il pennuto tramite tocchetti di sarda o sauro, pasturando con la salamoia.

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Ad esempio da una scogliera artificiale, con acqua cristallina a profondità variabile tra i 2,50 ml e 1,50 ml, a fondale per lo più sabbioso l'esca principe per me rimane il gamberetto decongelato o la polpa di sauro (o sugarello o spighetta), anche se il non plus ultra sarebbe la sarda a tocchettini privati di spina e pelle ( di dimensioni molto piccole) se non avesse l'inconveniente di avere molto poca tenuta all'amo. In banchina portuale con acqua non proprio cristallina e fondale da 2,50 a 4,50 ml può essere molto valido il fiocchetto di pane.

Non ho parlato volutamente di montature di dimensioni di ami poiché queste saranno illustrate più avanti. Ora mi interessa presentare il concetto generale di come personalmente vivo la pesca del cefalo. Affronto sempre la battuta ai cefali con la speranza che all'altro capo della lenza rimanga agganciato un bel branzino o qualche bella orata. E' per questo che voglio illustrarvi un sistema di pesca un po' laborioso che però può attirare a portata di canna il maggior numero delle specie marine che popolano il luogo della nostra battuta. Prima di tutto si deve quantificare profondità, direzione e velocità della corrente. Si arriva sul luogo di pesca, ( se si è su una scogliera artificiale si cercano delle buche, vale a dire delle zone più profonde dove l'acqua sembra più fonda e la percezione del fondale rimane non definita) si monta il galleggiante ( da 1,50 gr. a 3 gr. Max) e si collega la spallinata e il finale che in caso di acqua cristallina sarà uno 0,10/0,08 della lunghezza di 0,80/0,60 ml. al cui estremo sarà collegato un amo del 16/18.

 

 

Si fa l'acqua lasciando a una spanna dal fondo il nostro boccone. Si lancia senza aver effettuato l'innesco e si vede come viaggia la corrente e verso dove. Se la corrente è molto sostenuta oppure si pesca da una banchina portuale con profondità superiore a 3,50/3,80 ml consiglio sempre di iniziare a pasturare con dei bigattini incollati assieme a sassolini di quarzite. L'operazione si fa in tale modo: si prende un recipiente di plastica e si versano tre o quattro manciate di bigattini al suo interno. Dopo, con un piccolo spruzzino, si nebulizza dell'acqua sopra le larvette in modo da inumidirle ma non bagnarle (due o tre spruzzi sono sufficienti). A tal punto si getta la colla apposita che si può acquistare in qualsiasi negozio di pesca sportiva; la quantità della colla deve essere tale da ricoprirli totalmente. Si scuote il recipiente di plastica come il cuoco fa quando deve far saltare in padella gli spaghetti con i frutti di mare (tanto per rimanere in tema). Ora siamo pronti per aggiungervi la quarzite la cui quantità è proporzionale alla velocità della corrente o alla profondità del fondo. Si scuote il tutto un'altra volta, si aggiunge un altro po' di colla e si lascia riposare il tutto per 10 minuti circa. Trascorso questo lasso di tempo la colla avrà fatto il suo effetto e riusciremo a realizzare delle palline della dimensione di mandarini, che andranno gettate a monte della zona prescelta nella quantità di tre-quattro. Le rimanenti le teniamo per un eventuale richiamo a metà battuta. In caso di acqua alta, le palline raggiungeranno rapidamente il fondo e la pastura inizierà da subito a lavorare sul fondo, evitando che i lanci di larve fatti con la fionda vadano a finire troppo a valle rispetto a dove stiamo pescando, a causa della forte corrente. Una volta che la colla si comincia a sciogliere, la scia di bigattini si farà viva nella nostra zona di passata, e i bigattini di pastura si confonderanno a quelli che avremo messo sull'amo.

A questo punto possiamo confezionare il secondo tipo di pastura, in un altro recipiente: provvederemo ad unire della salamoia con della pastura sfarinata e due o tre manciate di quarzite se in presenza di acqua alta o di forte corrente. Realizzeremo delle palline grandi come mandarini e una volta confezionate ne getteremo due in acqua. Ora possiamo innescare i bigattini sull'amo e iniziare a compiere le nostre passate. Ogni calata della lenza sarà seguita dal lancio a fionda di bigattini, questa volta molto a monte di dove peschiamo. A questo punto si deve vedere come risponde il pesce. Se nel giro di mezz'ora non è arrivato nulla si gettano altre 2 palline di pastura sfarinata e una di bigattini incollati e si continua a pescare. Una volta che abbiamo richiamato i cefali dobbiamo continuare a pasturare solo con i bigattini e la fionda in maniera parsimoniosa in modo da non sfamarli completamente ma tenerli a portata di canna. Quando gli affondi del galleggiante cominciano a diminuire ci si deve fermare con la pasturazione altrimenti si rischia di sfamarli completamente. Lasciamo passare 30 o 40 minuti senza lanciare niente poi regolarmente ma con parsimonia riprendiamo a pasturare con la fionda. Nel caso slamassimo un esemplare ricordiamoci che i cefali possono allontanarsi dal luogo dove stiamo pescando, poiché essi si muovono in branchi e talvolta seguono l'esemplare che è stato allamato che, una volta liberatosi e avvertito il pericolo, fugge via trascinandosi dietro il branco. Una vera e propria disdetta.

 

In tal senso se ne catturiamo diversi e meglio tenerli vivi in una rete e lasciarli liberi alla fine della pescata. Un'ottima soluzione prevede di alternare bocconcini di gamberetto decongelato al bigattino, poiché così si disorienta ancora di più il nostro amico pinnuto e si hanno più possibilità di catturare qualsiasi specie transiti nella zona. Con tale sistema ho catturato anguille, cefali, spigole, orate, saraghi, guglie, boghe, mormore, mazzole o gallinelle, ghiozzi, go, ecc... pescando prevalentemente di notte, ma devo dire che la specie che si è mostrata maggiormente attratta è stata proprio lui, il nostro amato muggine, specialmente se si pesca dalla banchina portuale. Tale sistema si è rivelato addirittura devastante se il pesce è presente nei paraggi: una sera sono riuscito a catturare 30 cefali tutti tra il mezzo chilo e il chilo. Di solito se pescate nelle mie zone alla fine della pescata si fanno vive le anguille, e c'è l'opportunità di allamarne di veramente belle ( un chilo/ un chilo e mezzo).

Un discorso molto importante è riservato alla montatura per il cefalo. Consapevoli che utilizzeremo per lo più galleggianti da 1 gr fino ad arrivare a 3 gr, a mio giudizio la montatura migliore è una bella spallinata lunga 80 o 90 cm che porta un peso complessivo di 0,80 gr e non di più. Qualora volessimo portare la lenza a 2 gr non dobbiamo far altro che utilizzare un vetrino da 2 gr. (udite,udite:ebbene si.....) da porre sopra la microgirella, oppure in alternativa una torpille da un grammo o due, a seconda che il galleggiante abbia una portata da 2 oppure 3 grammi. Il vetrino da 2 gr in acqua pesa un grammo e rende più vaporosa l'intera lenza rendendo il nostro calamento micidiale: ricordate di proteggere il nodo tra microgirella della spallinata e la lenza madre con un piccolo salvanodo di silicone possibilmente di colore trasparente. Il finale è un fluorocoated dello 0,08 o 0,10 non di più, di lunghezza compresa tra 60 cm e 80 cm in quanto dobbiamo avere la reattività nella ferrata. L'amo è del 16/18/20 rigorosamente gamakatsu della serie HARD CARBON.  Un finale che possiamo confezionare che mi ha dato belle soddisfazioni ma che non utilizzerei in presenza di boghe, è quello a due ami. Non è altro che un finale di 80 cm e un altro di 40 cm entrambi collegati al microgancio finale. Come si vede in figura le varianti alle montature per la pesca al cefalo non mancano affatto.

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Un ultimo consiglio: cercate di crearvi un vostro senso dell'acqua. Questo è il segreto di ogni tipo di pesca. Spiegarlo a parole è impossibile ma consiste nel leggere tutte le condizioni che vediamo quando ci rechiamo a pesca, e che si traduce poi nella montatura da utilizzare. Vediamo un esempio: battuta di pesca notturna, tempo stabile con pressione barometrica sui 1022 mb, cielo stellato, marea calante o montante lontana dai picchi, quarto di luna in fase calante o crescente, acqua cristallina, poco moto ondoso e poca corrente, leggera brezza che da terra spira verso fuori. In tale situazione sceglierei una bolognese da 7 ml, galleggiante da 1,50 gr, spallinata da 80 cm da grammi 0,80 e un finale da 80 cm dello 0,10/0,12 con amo del 16 alternando gamberetto decongelato al bigattino ad una spanna dal fondo, con l'utilizzo di uno starlight rigorosamente congelato. Altro esempio: battuta di pesca notturna, tempo perturbato con pressione barometrica tendente al rialzo (1016 mb), cielo coperto, moto ondoso in diminuzione (parte finale di una scaduta), picco di alta marea vicino, acqua velata o torbida, presenza di vento spirante da terra verso mare intorno a 5/6 nodi. In tale situazione utilizzerei una bolognese da 6 ml. Un galleggiante da tre o quattro gr, spallinata da 1,5 ml. Per un peso di 2 gr, finale da 1,50 ml disteso sul fondo per la metà della sua lunghezza. Come esca solo ed esclusivamente bigattini: vedrete che i saraghi, cefali e se siamo fortunati spigole non tarderanno ad arrivare....... Buon divertimento.