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I pesci dell'inverno

Tecniche di pesca - Il surfcasting

La pesca sportiva in mare negli ultimi anni ha raggiunto un alto grado di popolarita'. In particolare sono molti coloro che si sono appassionati alla pesca a fondo da scogliere o dalla spiaggia in condizione di mare calmo o poco mosso ( beach ledgering), o con mareggiate in atto ( surfcasting). Quando arrivano i primi freddi molti di coloro che insidiano le mormore durante il periodo che va dalla primavera a Ottobre inoltrato, depongono le canne nell'armadio, pulendole e oleandole in attesa dell'arrivo della primavera. Non tutti però. Per quei pochi che sono appassionati alla pesca con i piombi al limite della “malattia”(in senso buono e scherzoso ovviamente...), scrivo questo articolo, corredato di montature indirizzato alla cattura delle tre specie più presenti nel sottocosta nel periodo invernale nel medio Adriatico: il  grongo, la spigola e il rombo.

Unica raccomandazione ve la do subito dall'inizio: se andate a pescare nei mesi più freddi copritevi adeguatamente o è meglio restare a casa vicino ad un ceppo di legno scoppiettante nel camino: giacca a vento ultraimbottita, saloppette da sciatore, stivali imbottiti, copricapo, guanti ecc...devono essere parte del vostro abbigliamento altrimenti rischiereste inutili stati influenzali da raffreddamento.

popolodelmare montatura grongo surfcasting111.jpg - 157.78 Kb

 

Di tutti i pesci nominati il grongo è la specie ittica meno pregiata, ma non è detto che ci dia meno soddisfazione di altre catture. Le condizioni migliori sono le seguenti: il fondale deve essere misto (roccia-sabbia, ciotoli-sabbia, sabbia e scogliere parallele alla costa) e il periodo temporale in cui insidiare i nostri serpentiformi deve andare dal tramonto, e può durare per tutta la notte, a mare prevalentemente calmo o durante la scaduta in fase avanzata. Bisogna lanciare dalla spiaggia verso le scogliere artificiali che in Romagna sono molto spesso parallele alla costa e distano dal bagnasciuga 150 ml. Il lancio deve consentire all'esca di depositarsi nella prossimità della base delle scogliera. Chiaro che l'attrezzatura deve essere adeguata al tipo di distanza da raggiungere, per cui delle belle ripartite in due pezzi dalla potenza di lancio da 3 a 6 oz fanno al caso nostro. In questo contesto sono giustificabili i mulinelli rotanti al posto di quelli a bobina fissa. Il lancio da effettuare è il ground, ( se il terreno è pieno di sassi e possibili incagli si può eseguire un pendolum cast utilizzando un baitclip sul trave per agganciarvi l'amo) e il piombo varia da 120 a 110 gr. . Con un filo in bobina dello 0,25 ( per mulinello a bobina fissa) e uno schock leader conico che va da 0,25 a 0,57 siamo al sicuro da strappi indesiderati. Se usiamo il mulinello rotante allora dobbiamo adoperare in bobina uno 0,30/0,35 e uno schock leadere dello 0,57. Ricordo ancora come la scaduta in fase avanzata sia forse la migliore condizione marina possibile, poiché i nostri serpentiformi saranno gli ultimi ad uscire dalle tane per cibarsi di ciò che la mareggiata ha messo loro a disposizione. L'esca principe è la sarda che viene allamata intera, priva di spina centrale, con la parte della pelle sull'interno, e le budella del pesce che si legano alla polpa con del filo elastico che va a compattare il tutto. Così facendo il boccone sarà autopasturante. Non occorrono cavetti di acciaio ma è opportuno brillare la parte di terminale vicina all'amo per almeno 15 cm: useremo uno 0,40. Ricordiamo che siamo in inverno, le abboccate saranno pochissime, ma quando il cimino si muoverà fatevi trovare pronti a combattere con gli oversize  e non è raro inceppare in gronghi di 3 kg. La beccata è leggerissima almeno nella fase iniziale ( comunque la frizione deve essere regolata in modo da concedere un po di filo alla partenza del pesce) per cui attenzione a non distrarsi. Una volta allamato il grongo tenta sempre di infilarsi negli anfratti che trova vicino a se durante la fase di recupero, per cui dobbiamo non concedere troppo filo altrimenti rischiamo di perdere il pesce allamato. Una raccomandazione mi pare doverosa: munitevi di apribocca e, se proprio non ne disponete, evitate accuratamente di avvicinare le mani alla bocca del grongo poichè questi ha la simpatica abitudine di serrare le fauci senza avvertimento. Un grongo sui 3 kg, con un morso, può staccarvi facilmente una o due dita!!!!!

 

popolodelmare montatura spigola surfcasting111.jpg - 162.68 Kb

 

La spigola in inverno ha il metabolismo rallentato, per cui si nutre poco e cerca di non sprecare molte energie. Sotto questo punto di vista l'insidia presentata alla regina sotto forma di boccone fluttuante ma fondamentalmente “immobile”, può essere una soluzione adeguata alle sue condizioni metaboliche. Il problema della pesca alla spigola a fondo è il seguente: la si può intercettare a 50 cm dal bagnasciuga come a 200 ml dalla costa. E' l'esperienza maturata con il tempo che ci fa capire quali possono essere le zone dove trovarla e le particolari condizioni meteomarine favorevoli. Il consiglio è utilizzare minimo tre canne una nel sottoriva, una a 50 ml e l'ultima a 100 ml dalla battigia. Il posto migliore è presso lo sbocco a mare di un fiume, anche se si tratta di un rigagnolo di poco conto. Le esche che si possono adottare sono il cannello, la sarda rovesciata, i fasolari, la vongole veraci, le cozze, il calamaro, vermi marini in particolare muriddu, ed infine gli inneschi combinati. Nell'arco della giornata il periodo migliore è l'alba e le prime ore di luce e il tramonto e le prime ore di oscurità. Il mare dovrebbe essere in acme di alta marea, e il mare mosso o in scaduta. Per la dimensione degli inneschi ci sono differenti modi di interpretare la battuta: inneschi consistenti implicano ami robusti e di adeguate dimensioni ( a volte si usano anche due ami) mentre inneschi dal volume contenuto implicano ami proporzionali all'esca. La canna ripartita la utilizzeremo per lanciare in ground la nostra esca più lontano possibile, mentre per il sottoriva e la distanza intemedia si può utilizzare anche una telescopica.La montatura che vi propongo nello schema è particolare, eccezionale per come lavora in mare anche in presenza di forte moto ondoso. Prevede un aggancio al trave flotterato che è libero di fluttuare con la corrente marina. Il bracciolo supera i due metri.

 

popolodelmare montatura rombo surfcasting111.jpg - 157.57 Kb

 

Capitolo Rombo. Ho volutamente lasciato per ultimo questo formidabile pesce che in inverno viene a depositare le uova vicino alla costa. Il rombo chiodato è un formidabile predatore che fa del mimetismo con il fondale la sua arma vincente. Si insabbia e confondendosi con il fondale, aspetta che una preda passi li vicino. Sotto questo aspetto per cui siamo noi che con la nostra esca dobbiamo passargli vicino al muso, per scatenare l'attacco. Il fondale del rombo deve essere sabbioso misto a ciotoli. L'esca principe è la sarda o il muriddu. Di solito nei punti in cui realizziamo una cattura, siamo sicuri che stazionino anche altri esemplari, per cui vale la pena provare a lanciare nello stesso punto e vedere cosa accade. Come azione di pesca si lancia il più lontano possibile, poi con canna in mano, si fa un po di trainetta, che verrà alternata da brevi intervalli di tempo: di solito 15 minuti può bastare. Così facendo si ispeziona il tratto di mare che ci si trova di fronte. Il mare per lo più deve essere calmo o per lo più poco perturbato, e gli orari migliori sono quelli che vanno dalle prime ore di luce e successivamente al tramonto. Anche il cambio di marea influisce sull'attività di questi pesci piatti. L'esca può essere una sarda oppure dei vermi marini (ottimo il muriddu su tutti).  La montatura deve prevedere vicino all'amo dei pallini fluorescenti e/o delle perline attiranti di diversa forma e colore: sembra che il nostro rombo sia attirato dai colori, per cui è una specie ittica che definirei molto curiosa. La mangiata viene avvertita con un tintinnio della cima, e subito dopo l'immobilità più totale, ma non è detto che il nostro amico si sia saziato e sia fuggito via: infatti il rombo ha l'abitudine di spezzettare l'esca e poi ingoiarla, per poi insabbiarsi di nuovo. La canna ideale anche in questo caso è una ripartita con mulinello rotante o fisso.