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Bigattino

Esche e pasture - Bigattino

 

popolodelmare-larva di mosca.jpg - 116.71 Kb

 

Il bigattino si sviluppa da un uovo deposto dalla mosca carnaria sulla carne in putrefazione. La successiva fase di crescita del bigattino, riguarda la trasformazione che lo porta a diventare una pupa, il caster che viene utilizzato dai pescatori sia di acqua dolce che di acqua salata. Dopo questa fase il caster si schiude e diventa mosca. Numerosi studi medici hanno evidenziato come la larva di mosca non contenga, ne all'interno ne all'esterno sostanze nocive all'essere umano, eccetto per i soggetti allergici alla larvetta. La carica batterica del bigattino è infatti paragonabile a quella di qualsiasi altra esca viva. Per ciò che concerne invece la possibile emanazione di miasmi nocivi, va detto che le prove sperimentali condotte in laboratori specializzati, hanno evidenziato che l'esca in questione produce spontaneamente un secreto sterilizzante con funzione autoimmunitaria che gli permette di disinfettare la sostanza organica con cui viene a contatto, per un discreto raggio di superficie circostante. Il bigattino è un'esca che si conserva per lunghi periodi e, mentre d'estate si deve conservare in frigorifero (puzza un po di amoniaca però), d'inverno è possibile conservarla in un luogo fresco ed asciutto. Una conservazione corretta della larvetta consiste, qualora decidessimo di mantenerla in frigorifero, di porla in un recipiente di plastica aggiungendovi della farina di polenta in modo da fare stare le larvette belle asciutte: come si evince, l'umidità è un nemico perchè innesca il meccanismo di trasformazione da larva in pupa. Cerchiamo per cui di tenere i bigattini belli asciutti. La larvetta può essere innescata su ami del 12/14 con un bigattino infilato sul gambo dell'amo, e altri due o tre penzolanti. Si usa anche innescata su ami del 16/20, innescata singolarmente, per vincere la diffidenza dei pesci più grossi, ma molto sospettosi, che reputerebbero i tre quattro bigattini innescati come poco naturali nei loro movimenti. Un'ultimo possibile innesco che spesso si può rivelare risolutore, vede innescati più di quattro bigattini su di un amo del 10/8, la cosidetta mazzetta. Una diceria riguardante tale esca, accusa i bigattini di divorare il pesce dall'interno o di attaccarli dall'esterno.....Quando peschiamo con la larva, solitamente la usiamo sia per pasturare sia sull'amo. Le larve gettate in mare che si depositano sul fondo, per alcuni minuti presentano una frenetica attività in acqua salata, nonostante essa si trovi fuori dall'ambiente abituale in cui cresce e vive.

Il bigattino non è affatto una larva assalitrice, e si nutre per cui solo di organismi morti, per cui è letteralmente impossibile che attacchi la fauna ittica, specialmente in un ambiente naturale che non è il suo. Per ciò che concerne invece il fatto che divori i pesci dall'interno una volta che è stata ingerita, è totalmente fuori discussione poiché nello stomaco dei pesci c'è una cosuccia chiamata succo gastrico che distrugge le larvette nel normale processo di digestione. Capita a volte di trovare nelle interiora dei pesci qualche bigattino vivo, ma sono quelle larve ingoiate dal pesce poco prima di essere allamato, per le quali i succhi gastrici non hanno avuto il tempo di compiere il loro lavoro.Basta guardare con più attenzione per trovare invece dei bigattini morti, probabilmete ingeriti abbastanza prima della cattura per i quali i succhi hanno fatto già il loro lavoro. Poiché questa diceria ha spopolato tra i pescatori, qualche buon ricercatore si è preso la briga di fare degli studi scientifici sull'argomento. L'organo che ha commissionato la ricerca è stato l'Anpre, (Associazione nazionale produttori rivenditori esche) con la supervisione scientifica dell' Istituto di Zooculture dell'Università di Bologna. Il test è stato fatto sottoponendo alcuni pesci di allevamento, alimentandoli parte con pellets di farina di pesce e altri con il semplice bigattino, il tutto per 6 mesi.

 

L'analisi delle acque effettuata ogni 15 giorni, ha sempre evidenziato la mancanza di azoto e di fosfati, una discreta quantità di ossigeno disciolto ed un ph neutro, mentre l'analisi del sangue effettuata su dieci pesci delle due differenti vasche, ha dimostrato che i paramentri ematici, epatici ed enzimatici erano nella norma per i pesci allevati nella vasca del bigattino, e leggermente alterati negli altri. Il controllo bisettimanale dello stato di salute generale dei pesci (colore, sopravvivenza, dimensione e peso), ha dimostrato che gli esemplari allevati a pellet hanno avuto un incremento di peso leggermente superiore agli altri e la mortalità, in seguito ad una infezione da saprolegna,(una malattia cutanea che in genere contraggono gli avannotti negli allevamenti, che si manifesta solo in seguito a carico della pelle, sulla quale si manifestano delle escoriazioni a volte mortali) è stata leggermente inferiore negli esemplari allevati con bigattini, anche se non era possibile somministrare loro un cibo medicato come si è solito fare con i pellets. Non è mai stata riscontrata la presenza di bigattini ne di ferite nello stomaco dei pesci morti successivamente sottoposti ad autopsia. ( Da Pescare Mare).